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Blog · Novità normativa

Lavori nell'intelligenza artificiale? La Legge 132/2025 ti apre il Regime Impatriati

La legge italiana sull'IA ha ampliato il requisito di qualificazione: la ricerca applicata nelle tecnologie di intelligenza artificiale ora conta.

📋 In sintesi

• La Legge 132/2025 (la legge italiana sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 10 ottobre 2025) ha modificato l'art. 5 del D.lgs. 209/2023
• Chi ha svolto attività di ricerca, anche applicata, nelle tecnologie di IA soddisfa il requisito di elevata qualificazione
• È una via d'accesso ulteriore, che si aggiunge ai titoli richiesti in via ordinaria
• Target naturale: sviluppatori e ricercatori IA italiani all'estero che valutano il rientro

La novità, in breve

Il nuovo Regime Impatriati richiede, tra i requisiti, che il lavoratore possieda elevata qualificazione o specializzazione secondo i decreti legislativi 108/2012 e 206/2007 — in pratica: titolo universitario, qualifica professionale superiore o professione regolamentata.

Con l'art. 22 della Legge 23 settembre 2025, n. 132 — la legge quadro italiana sull'intelligenza artificiale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2025 e in vigore dal 10 ottobre 2025 — il legislatore ha ampliato questo requisito: come si legge negli interpelli più recenti dell'Agenzia delle Entrate, il regime riguarda ora i lavoratori in possesso dei requisiti ordinari oppure che «hanno svolto un'attività di ricerca anche applicata nell'ambito delle tecnologie di intelligenza artificiale».

Cosa cambia in concreto

La formula chiave è "anche applicata": non si parla solo di ricerca accademica, ma anche di ricerca e sviluppo in contesto aziendale. È il profilo tipico di chi lavora su machine learning, modelli linguistici, computer vision o sistemi di IA presso aziende tecnologiche estere — figure che non sempre hanno un percorso formale "da ricercatore", ma la cui attività è a tutti gli effetti ricerca applicata.

Per questa platea, la modifica apre una via d'accesso al regime fondata sull'attività effettivamente svolta, documentabile con contratti, job description, progetti, pubblicazioni o brevetti — un'alternativa preziosa nei casi in cui il titolo di studio non rientri nei canoni ordinari.

⚠️

Attenzione ai confini. La norma è recente e la prassi interpretativa è ancora in formazione: cosa qualifichi esattamente come "ricerca applicata nell'ambito delle tecnologie di IA" — e con quale documentazione dimostrarla — va valutato caso per caso. Usare un framework di machine learning in produzione non è automaticamente "fare ricerca". È il classico tema da verificare prima di contare sull'agevolazione.

Restano fermi tutti gli altri requisiti

La novità riguarda solo il requisito di qualificazione. Per il resto valgono le regole ordinarie del regime, che trovi nella guida completa: almeno 3 anni di residenza fiscale estera (6 o 7 se rientri con lo stesso datore o gruppo — il tema dell'articolo dedicato), impegno a risiedere in Italia per almeno 4 anni, attività prestata prevalentemente dal territorio italiano. E il beneficio è quello noto: imponibile al 50% (40% con figli minorenni) fino a €600.000 annui, per 5 anni — puoi stimarlo con il calcolatore.

Se lavori nell'IA all'estero in smart working e stai pensando di mantenerlo dopo il rientro, leggi anche l'analisi su regime impatriati e lavoro da remoto per datore estero: i due temi spesso si sommano nello stesso caso.

Lavori nell'IA e stai valutando il rientro?

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Fonti

Avv. Marco Mesina

di Avv. Marco Mesina
Avvocato tributarista, Ordine di Milano. Specializzato in fiscalità internazionale e regimi per chi rientra in Italia. Scopri la consulenza →