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Blog · Lavoro autonomo

Regime Impatriati o Forfettario? La guida alla scelta

Per i liberi professionisti che rientrano in Italia i due regimi sono alternativi: ecco il confronto voce per voce e i criteri di convenienza.

📋 In sintesi

• I due regimi sono alternativi: il forfettario sostituisce l'IRPEF, il regime impatriati la riduce — non possono coesistere sugli stessi redditi
• Regola pratica: redditi bassi e costi contenuti → forfettario; redditi alti e costi reali significativi → impatriati
• Il forfettario ha un tetto di €85.000 di ricavi; l'impatriati agevola fino a €600.000
• Per gli autonomi in regime impatriati vale il massimale de minimis di €300.000 di beneficio in tre anni

Perché non puoi avere entrambi

Il Regime Forfettario sostituisce l'IRPEF con un'imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni di nuova attività) o del 15%. Il Regime Impatriati, invece, agisce dentro l'IRPEF: riduce la base imponibile al 50% (o 40% con figli minorenni). Se non c'è IRPEF — perché il forfettario l'ha sostituita — non c'è base imponibile da ridurre: ecco perché i due regimi non sono cumulabili sugli stessi redditi, e chi rientra in Italia con partita IVA deve scegliere.

Il confronto, voce per voce

ParametroRegime ImpatriatiRegime Forfettario
Limite di ricavi/reddito€600.000/anno agevolabili€85.000/anno di ricavi
MeccanismoImponibile IRPEF ridotto al 50% (40% con figli)Imposta sostitutiva 5% o 15% su reddito forfettizzato
Durata5 anniSenza scadenza (finché restano i requisiti)
Deduzione dei costi realiNo (coefficiente di redditività forfettario)
IVARegime ordinarioNon si applica
Requisiti di accessoResidenza estera pregressa, qualificazione, ecc.Solo requisiti generali del forfettario

Come si sceglie in pratica

La variabile decisiva è il livello di reddito atteso, seguita dall'incidenza dei costi. In linea generale: su redditi contenuti il forfettario tende a vincere (aliquota bassa, semplicità, niente IVA); al crescere del reddito il regime impatriati diventa progressivamente più conveniente, e oltre gli €85.000 la scelta si fa da sola, perché il forfettario semplicemente non è più accessibile. Chi ha costi professionali reali elevati (collaboratori, studio, trasferte) trova nell'impatriati un secondo vantaggio: li deduce, mentre il forfettario li ignora. Il punto di pareggio esatto dipende da costi, cassa previdenziale e situazione familiare — è un calcolo da fare sul caso concreto.

C'è poi la variabile durata: il regime impatriati dura 5 anni, il forfettario non scade. Per chi prevede di restare in Italia a lungo con redditi sotto soglia, il forfettario può vincere anche sul lungo periodo. Il calcolatore del risparmio ti dà il primo pezzo del confronto lato impatriati.

⚠️

Solo per gli autonomi in regime impatriati: il beneficio è soggetto al massimale de minimis sugli aiuti di Stato (Reg. UE 2831/2023): €300.000 di beneficio complessivo su tre anni, da verificare insieme a eventuali altri aiuti ricevuti. Con redditi molto alti, il tetto può diventare rilevante nella pianificazione.

L'errore di tempistica che costa anni di agevolazione

Il regime impatriati dura 5 anni dal trasferimento della residenza, non "da quando decidi di usarlo": restare nel forfettario nei primi anni del rientro significa spesso bruciare parte del quinquennio agevolato, senza possibilità di recuperarlo in coda. È il motivo per cui la simulazione va fatta prima di aprire la partita IVA, non alla prima dichiarazione. Il quadro completo dei requisiti è nella guida al Rientro dei Cervelli.

Libero professionista in rientro: quale regime scegliere?

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Fonti

Avv. Marco Mesina

di Avv. Marco Mesina
Avvocato tributarista, Ordine di Milano. Specializzato in fiscalità internazionale e regimi per chi rientra in Italia. Scopri la consulenza →